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Duddova

Grazioso borgo a poca distanza da Ambra, il cui nome è di origine incerta, forse addirittura ostrogota. Fu possedimento della famiglia nobile degli Ubertini sin dal XIII secolo ed in seguito della Badia di Ruoti. La sua forte tradizione agricola - nello specifico della frangitura delle olive - è ben testimoniata dalla presenza di macine in pietra, vecchie anche di 400 anni - sparse qua e là nel paese, che un tempo contava tre frantoi.

Di antichissima e del tutto singolare origine - il toponimo pare derivi da una parola ostrogota - Duddova fu possedimento degli Ubertini fino al XIII secolo, quando fu ceduta ai monaci della Badia di Ruoti.
Situato a pochissima distanza dall'abitato di Ambra, è un grazioso paese la cui chiesa, dedicata a San Michele Arcangiolo e della quale non si sa con esattezza l'anno di costruzione, venne restaurata nel 1959.
Al suo interno una tela raffigurante la Madonna con Bambino, tra i Santi Romualdo e San Michele Arcangelo, ne decora l'altare principale.
Particolare è la cornice del quadro, in stucco, alla cui base è raffigurato lo stemma camaldolese, chiaro indizio dei committenti.
Gironzolando per le stradine del piccolo e pittoresco borgo, è impossibile non notare le enormi macine in pietra, addossate ai muri - alcune vecchie di quattrocento anni - che adornano qua e là il paese e che ricordano al viaggiatore quale fosse la vocazione primaria di questi luoghi: la raccolta e la spremitura di olive.